Il filo della Memoria l'intervento di Emanuele Fiano, capogruppo DS a Palazzo Marino, in
occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria, domenica 27 gennaio
2002, piazza Duomo, Milano.
°°°°°
A5405 è il numero di matricola di mio padre impresso sul braccio, è li che
inizia la mia memoria.
Lo dico a voi che sapete perché vi è stato raccontato, perché avete visto o
perché avete letto e studiato, non dimenticate di raccontare, il filo della
memoria è un filo sottile.
A volte pare spezzarsi, a volte annodarsi. A volte ti avvolge di pianto, a
volte ti lega agli altri come oggi, in questa piazza, a volte ti separa, ti
isola, nel cupo pensiero di essere stato una volta abbandonato al tuo destino.
A volte ti sembra una corda forte che ti difende e ti ordina di resistere.
Mi sembra sempre che ad un capo, quel filo della memoria lo tengano in mano
i miei nonni, Nella e Olderigo, morti gasati e bruciati nel campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau, rapiti dal loro nascondiglio da italiani,
fascisti è bene dirlo, e poi lo zio Enzo e la zia Lina e la bisnonna 86enne
strappata dal letto di vecchia nella casa di riposo di Firenze, e gli zii
Volterra e Sergio mio cugino di 18 mesi che non vide la vita, ma che avrà
certo sorriso qualche volta, con il sorriso che vedo in mio figlio che ha
oggi la sua età. Anzi mi sembra che all'altro capo di quel filo sottile, ci
sia lui, mio figlio, che mi domanda cosa successe, chi sia all'altro capo
del filo rosso che tiene in mano senza saperlo, ma che presto sentirà tirare, e penso ai milioni di altri nonni e nipoti e figli e fili, agli
zingari e agli omosessuali, ai disabili e ai comunisti, agli antifascisti e
ai renitenti alla leva, ai testimoni di Geova e agli infermi di mente, e
voglio dirlo chiaro penso anche a oggi e ai molti altri milioni di morti
innocenti che sono venuti dopo i miei nonni, in ogni angolo della terra, per
ragioni di colore o di religione, di odio etnico o di motivi economici, per
ideologie sbagliate o per la follia di un dittatore.
Questi esseri non chiedono pietà, non chiedono celebrazioni, non chiedono
retorica, chiedono che sia scacciata da noi l'indifferenza, e la sordità e
la cecità, e il non vedere il vicino di casa braccato, e il macello a pochi
chilometri, chiedono che noi si sia, non che si dica e basta. Ci chiedono di
essere e non solo di avere.
A questo penso e mi sembra di volare sopra il cielo dell'Europa tenendo per
mano la nonna incredula, mostrandole tedeschi e francesi e italiani uniti da
una nuova moneta e spagnoli e belgi, mostrandole l'Europa lontana dell'est
avvicinarsi, mostrandole la tecnologia e la libertà di comunicare e di vedere, mostrandole la ricchezza e la salute e le nostre città opulente e
gli sprechi e mostrandole chi non ce la fa e chi ha smesso di sperare, chi
comanda e chi obbedisce e mostrarle le guerre e il pianto e le pulizie
etniche e i nostalgici. Le mostrerei chi governa oggi e chi ricorda, chi ha
dimenticato e chi si interroga, chi è indifferente e chi non ha smesso di
lottare.
Non so se sarebbe contenta, sarebbe sicuramente incredula, lei così probabilmente semplice, morta per caso, per appartenenza e non per scelta, a
vedere quanto la sua morte e le altre ancora ci affannano, ci angosciano,
quanto ancora si legano alla nostra vita.
Non so più fare distinzione tra il ricordo e la rabbia quando vedo l'oblio
di oggi.
Non basta, cara Ministro Moratti un minuto di silenzio nelle scuole, noi non
vogliamo il silenzio, vogliamo che si parli e si spieghi, preferiamo un'ora
di lezione ad un minuto di silenzio, si racconti di quell'Italia Fascista i
cui governanti scelsero le leggi razziali e l'aiuto ai nazisti nella deportazione degli ebrei. Vogliamo che si educhino i nostri giovani a non
dimenticare mai, e per non dimenticare bisogna conoscere per filo e per segno e non solo celebrare con un minuto di silenzio.
Un mondo diverso è possibile dicono oggi i cortei, mostrandoci la forza di
un desiderio sempre nuovo di cambiamento. Ma chi non ricorda è destinato a
ripetersi e a render impossibile il sogno del progresso.
La memoria è per noi un testamento che non abbiamo chiesto, ma che ci lega
per sempre al giuramento di libertà e di democrazia. |