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5 maggio 2002: discorso all'Arengario, con Piero
Fassino (poi, il 10 giugno, abbiamo vinto :-).

Con Michele Faglia e Roberto Scanagatti inizia una fase nuova della politica cittadina:
Non dovremo piu' fare opposizione a questa Destra, come abbiamo fatto diligentemente in questi anni, denunciando le speculazioni edilizie, il malgoverno, lo spreco di denaro pubblico, l'inefficienza capillare con cui hanno amministrato la citt�.
Potremo finalmente fare le nostre proposte, descrivere la nostra
citta', la citta' che vogliamo e che pensiamo sia possibile. Di questa Monza della Destra un po'
proviamo vergogna. Al suo posto vogliamo una citta' efficiente, una
citta' contro lo stress, una citta' dell'innovazione, dei diritti e della solidariet�.
Una citta' in cui semplicemente si viva meglio, si stia meno in macchina e
piu' in bicicletta, si respiri un'aria pi� pulita, una citta' dove ci siano, potremmo dire, meno poltrone da occupare e
piu' panchine dove incontrarsi.
Noi non abbiamo strane ambizioni, non abbiamo clientele, non abbiamo privilegi da difendere: la nostra politica
e' al servizio dei cittadini, e delle loro esigenze. Abbiamo un limite,
e' vero: ci ostiniamo a stare dalla parte di chi
e' meno fortunato e meno potente.
Noi quindi ci saremo di qui al 26 maggio, ma sara' necessario che ci siate anche voi:
perche' questa e' la differenza tra noi e la Destra. Che di la' tutti si riducono a uno solo, mentre i
ds e l'ulivo siamo tutti noi.
Perche' la casa delle liberta' non e' nient'altro che la casa di Berlusconi, ne sanno qualcosa alla Cascinazza, mentre la nostra casa
e' la casa di tutti, � una casa aperta a tutti.
Basta vedere dove si sono andati a prendere il candidato sindaco, che non
e' nemmeno di Monza, ma
- guarda caso - di Arcore: dove potevano trovarlo, altrimenti?
Volevo concludere quindi dicendo due cose: la prima e' che questa citt� � stata governata da tanti, ma mai dalle forze dello schieramento dell'Ulivo e della Sinistra.
Chiediamo una chance, chiediamo soltanto una possibilita'.
La seconda e' che noi a questa citt� vogliamo bene, e che ci dispiacerebbe se andasse ancora nelle loro mani, che di questa bellezza non sanno che farsene, se non per i loro interessi.
Ricordatevi percio' che dobbiamo fare tutti la nostra parte e dateci una mano
perche', questa volta, per davvero, ce la faremo.
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all'Arengario - 1� giugno 2001
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